Nella scelta delle lampade abbronzanti fluorescenti (dette anche tubi UV-A) da installare nel proprio solarium, per molti utenti e operatori sembra essere di fondamentale importanza, se non addirittura il criterio decisivo, la percentuale di emissione UVB.

Sin da quando si è iniziato a vendere questo tipo di lampade, la quota di UVB ha sempre svolto un ruolo predominante nell'argomentazione sui vantaggi dei diversi tubi.

Per molti clienti la semplice conclusione "quanti più UVB, tanto migliore l'effetto" sembra addirittura l'unica caratteristica qualitativa.

 

Percentuale UVB di che cosa?

La percentuale di emissione UVB è sempre riferita all'emissione globale ultravioletta, composta quindi da radiazione UVA, circa 98-99,9 % e UVB 0,1-2%. 

Le diverse offerte di lampade sul mercato mostrano come all'aumentare della percentuale di UVB salga anche il prezzo della lampada. Ciò induce l'interessato a pensare che la quota di UVB determini il valore della lampada, fatto questo che in assenza di informazioni supplementari non è certamente giustificato. Spesso queste offerte non indicano infatti a cosa si riferisca la percentuale indicata, in quanto non specificano la potenza UV complessiva. Quindi, il cliente non ottiene - in alcuni casi per una scelta del tutto consapevole - alcuna informazione sulla potenza UVB assoluta. 
Ad esempio, due diversi tipi di tubi, entrambi con una quota UVB pari a 1,4%, non generano infatti necessariamente anche la stessa potenza UVB:

Emissione totale UVB: 
- lampada 1: 0,35 W 
- lampada 2: 0,42 W
grafico_uv_uvb

Come si vede, se la lampada 2 genera una potenza UV complessiva di 30 Watt, parte di questa potenza, ovvero 0,42 Watt, rientra nella gamma UVB (30 x 1,4% = 0,42). Invece la lampada 1 con 25 Watt di UV totali, fornisce raggi UVB per soli 0,35 Watt, nonostante l?identica percentuale di 1,4 %. La lampada 2 produce dunque una potenza UVB superiore del 20% rispetto alla lampada 1. 


Tra i vari tubi in commercio, le differenze di potenza complessiva emessa sono piuttosto notevoli. Ad esempio, in uno stesso lettino solare, uno dei modelli di lampada reperibili sul mercato permette di raggiungere una potenza UVA di 20 mW/cm² (verificabile con un buon misuratore UVA), mentre un?altra dotazione consente di ottenere anche 25 mW/cm² o più. Pur osservando che l'indicazione data dai misuratori UVA (potenza per centimetro quadro) non è la potenza globale UVA emessa dalla lampada su tutta la sua superficie, in genere l'indicazione data dal misuratore UVA dà un'idea della migliore o peggiore capacità di emissione di un tubo rispetto ad un altro nello spettro UVA. 

Essendo la percentuale UVB riferita all'emissione globale UV, di cui gli UVA sono preponderanti, conoscendo gli UVA e la percentuale UVB si può calcolare la potenza assoluta UVB emessa. A tal scopo, è utile più che misurare i tubi con un misuratore UVA (che può essere volutamente alterato per far vedere dei risultati piuttosto che altri), consultare i fogli tecnici con i dati di fabbrica e la cuva di emissione delle lampade, sempre che questi dati non siano stati "gonfiati" volutamente o siano di difficile interpretazione poiché ogni azienda produttrice ha un proprio metodo di misura. 

Per contro la sola percentuale UVB, senza indicazioni sulla potenza globale UV o UVA emessa, fornisce un'informazione insufficiente per valutare la qualità della lampada e l'azione sull'epidermide, come dimostra quest'altro esempio.

confronto_uv

Spesso l'aumento della percentuale di UVB va infatti a discapito della potenza UV complessiva. Così può accadere che un produttore riesca ad aumentare la percentuale UVB della sua lampada dall'1,2 all'1,4% ma che contemporaneamente la potenza UV complessiva si riduca del 15% circa. In questo caso, si riducono sostanzialmente gli UVA emessi, responsabili dell'effetto immediato di scurimento della melanina, con la conseguenza che, nonostante l'aumento della percentuale UVB, gli UVB assoluti rimangono uguali e la lampada peggiora di efficacia e non permette nemmeno di ridurre la durata delle sedute.

potenza UV-A (W) 
potenza UV-B (W) / UVB % 

Lampada 1 Lampada 2 
UVA (W) 28,8 24,0 
UVB (W) 0,35 0,35 
UVB (%) 1,2 1,4 

In sintesi, stabilire l'effetto di una lampada in base alla relativa quota UVB porta spesso a conclusioni false.

 

Non tutti gli UVB sono uguali

Com'è ben noto, secondo la definizione fornita dalla fisica delle radiazioni, lo spettro UVB si estende nell'intervallo di lunghezza d'onda compreso tra 280 e 315 nm. Il valore fisico misurato rientrante nell'intervallo di radiazione così definito, fornisce tuttavia solo una indicazione molto approssimativa sull'effetto da prevedersi. Ciò dipende dal fatto che il valore di misura è meramente una grandezza definita a livello fisico. Per saperne di più sull'effetto del valore UVB misurato, quest'ultimo dev'essere analizzato ovvero ponderato a fronte del rispettivo effetto. Per diverse reazioni che si osservano in fotobiologia, quali ad esempio l'ustione solare, la reazione eritemica o i processi di abbronzatura (formazione e scurimento del pigmento), l'efficacia delle singole lunghezze d'onda è abbastanza nota. In altre parole, per queste reazioni esistono dei cosiddetti spettri di azione (funzioni con azione spettrale relativa) che permettono di leggere l'efficacia di ogni singola lunghezza d'onda. 

Così, ad esempio, analizzando l'efficienza delle singole lunghezze d'onda UVB ai fini della formazione di nuovo pigmento si osserva che gli UVB a 300 nm stimolano la produzione di melanina dieci volte di più rispetto alle radiazioni a 310 nm. Ciò significa che per indurre lo stesso effetto di generazione del pigmento utilizzando i raggi UVB di lunghezza d'onda 310 nm, se ne dovrebbe usare una dose più di 10 volte superiore rispetto alla lunghezza d'onda di 300 nm. Le radiazioni UVB di lunghezze d'onda ancora superiori, quali ad es. 314 nm, presentano un'efficacia ancor minore ai fini della formazione del pigmento, pari soltanto ad un quarantesimo di quella a 300 nm. 
Nella percentuale UVB confluiscono tuttavia con pari rango tutte le lunghezze d'onda UVB, benché l'intensità del loro effetto sia - a seconda della lunghezza d'onda - quasi 100 volte diversa. Pertanto sarebbe molto più opportuno indicare, invece del valore % di UVB, una grandezza riferita all'efficacia, come ad esempio la potenza irradiata formante il pigmento. Solo in questo modo l'acquirente o l'interessato potrebbero infatti comprendere qual è l'effettivo potere abbronzante di una lampada.

 

Non solo gli UVB abbronzano

Com'è noto, per ottenere un'abbronzatura duratura devono essere avviati ed attivati i processi sia di formazione di nuovo pigmento che di scurimento di quello già esistente. Si è soliti dire che la formazione del pigmento è indotta dai raggi UVB, il che è sostanzialmente vero per il sole naturale, ma non per le lampade abbronzanti, in quanto anche i raggi UVA, se di intensità elevata, contribuiscono alla formazione di nuovo pigmento. A seconda del modello, l'effetto di formazione del pigmento di una lampada può essere dato fino al 70% dalla potenza UVA. In altri termini, spesso la potenza UVB contribuisce alla formazione di melanina in misura molto scarsa. Anche per le lampade a maggior incidenza di UVB, la quota di formazione del pigmento causata dagli UVA rimane comunque del 40% circa. L'entità della potenza UVB non fornisce pertanto indicazioni sufficienti sull'efficienza di una lampada nell'indurre pigmentazione. 
Diversa si presenta invece la situazione analizzando il contributo dato dai diversi tipi di raggi UV allo scurimento del pigmento. In questo caso, sussiste una correlazione sostanzialmente diretta tra potenza UVA ed effetto abbronzante immediato, mentre il contributo dei raggi UVB è praticamente trascurabile. Ciò significa: quanto maggiore è la potenza UVA, tanto più efficace e rapido è l'inizio della pigmentazione diretta. La durata dell'esposizione richiesta per ottenere un effetto abbronzante visibile è quindi tanto più breve quanto più è intensa la potenza UVA.

abbronzatura

 

Per ottenere una gradevole tintarella sono quindi necessari entrambi gli spettri UV, ovvero sia i raggi UVA sia quelli UVB. Indicare esclusivamente la percentuale UVB, serve dunque a poco al fine di valutare l'effetto di una lampada abbronzante. Infatti, è solamente la sinergia della corretta miscela di UVA ed UVB a determinare l'effetto abbronzante e, conseguentemente, il numero e la durata delle esposizioni. In ultima analisi, nella durata della seduta abbronzante, è necessario mettere in moto i meccanismi di pigmentazione dell'epidermide, evitando tuttavia di superare la soglia di arrossamento. 
Invece di informarsi sulla quota UVB, scarsamente indicativa, gli utenti dei solarium dovrebbero fare maggiormente riferimento alle durate di esposizione raccomandate per i diversi modelli di lampada, che si riferiscono alle potenze di irradiamento efficaci ai fini dell'abbronzatura prevenendo tuttavia ustioni solari indesiderate. Solo in questo modo, infatti, è possibile garantire la soddisfazione a lungo termine degli utenti senza danni cutanei. Inoltre, nello scegliere i tubi UVA è necessario tenere presente anche il fattore decremento della potenza di irradiamento che si osserva per tutte le lampade all'aumentare della durata d'impiego. Anche in questo senso, le differenze tra le diverse lampade possono essere notevolissime. Già dopo 100 ore di esercizio alcune lampade mostrano una riduzione della potenza UV pari al 20% e più, altre dell'8% o meno. Queste caratteristiche qualitative delle lampade influenzano nel tempo in maniera notevolissima non solo la loro durata utile, ma anche la dose efficace nelle singole applicazioni. 
Inoltre, influenzano anche i costi di esercizio, in quanto cambiare i tubi dopo 300-500 ore comporta costi certamente superiori rispetto a cambiarli dopo 800-1000 ore di lavoro.


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